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Virginia (saresti un’ottima giornalista di) Libero

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione giovani e studenti

Dal palco della festa dell’Unità (tra le classi), il 15 settembre apre il discorso della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein la sua omologa dei Giovani Democratici, Virginia Libero, arringando una platea bramosa di captare una mezza frase che facesse presumere la tanto annunciata svolta a sinistra del partito.

Gli applausi scroscianti, che a più riprese interrompono il discorso del delfino di Schlein, ci dicono di una completa soddisfazione di tale bramosia. Eppure, non è prudente riporre eccessiva fiducia nelle allucinazioni dell’assetato che nel deserto politico del PD dovesse intravedere uno specchio d’acqua… tanto più se, accogliendo cetacei, rischiasse di rivelarsi d’acqua salata.

Ci preme quindi dare un giudizio critico dell’intervento allucinante di Virginia Libero al fine di premunire la nostra classe contro i costanti tentativi truffaldini della retorica piddina.

Libero esordisce attaccando la nuova legge elettorale (al momento del suo intervento non ancora approvata dal Senato), affermando che il governo Meloni può vantare una stabilità storica, pur non avendo risolto altro che la precarietà delle proprie poltrone. Un gioco di parole davvero esemplare, ma non colpisce nel segno per due ordini di motivi.

Innanzitutto, è certamente vero che il cosiddetto Stabilicum abbia come fine ultimo l’obiettivo di garantire una straripante maggioranza alla coalizione di centrodestra dopo le elezioni del 2027, ma come “porcata” reazionaria se la gioca senza dubbio con le riforme precedenti. Su tutte il Rosatellum (di cui va a quadruplicare le firme necessarie per la presentazione di attori esterni al gioco parlamentare, cioè nei fatti i partiti operai), che (toh, guarda!) aveva proprio varato il governo Gentiloni, a guida PD, regalando quei premi di maggioranza che la Meloni ha sfruttato per fare un altro passo nella direzione del premierato. Se Meloni oggi vara lo Stabilicum deve ringraziare il centrosinistra.

In secondo luogo, sul piano della precarietà, il PD non se la cava meglio. Ci limitiamo a ricordare che il Jobs Act e l’annessa abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sono stati proposti e adottati dal PD (2014), sotto la guida di quello stesso Renzi che oggi viene accolto a braccia aperte nel “campo largo”.

Rimanendo al mirabile intermezzo renziano, passiamo al cuore del discorso di Libero, quello che ha guadagnato la viralità sui social. Si lamentano le pressioni di Trump (attenzione, non della NATO) per l’aumento delle spese militari che andrebbero a foraggiare i genocidi… che il solo «Trump compie in giro per il mondo», al punto che le aggressioni degli imperialismi occidentali, italiano compreso, vengono denominati «le sue guerre».

Anche in questo caso ci permettiamo di rammentare un paio di episodi. Il genocidio dei palestinesi, che va avanti da più di ottant’anni e non dall’ultima amministrazione Trump, raggiunge uno dei suoi punti apicali nell’agosto 2014, quando l’esercito israeliano, con l’invasione della Striscia di Gaza (Operazione Margine di protezione), massacra circa 1500 civili palestinesi. L’allora ministro degli esteri del governo Renzi, Federica Mogherini (PD) alla Camera affermava: «Non dobbiamo dividerci tra amici di Israele e amici della Palestina […] Non facciamoci intrappolare in una bolla di odio e in una logica di partigianeria tra due disperazioni e tra due esasperazioni […] Il nostro ruolo è quello di fermare il conflitto». Allora come ora equidistanza tra aggredito e aggressore, tra oppresso e oppressore, tra sterminato e sterminatore. Allora come ora la stessa ipocrisia che permetteva di professare pacifismo mentre sottobanco gli accordi militari con l’entità sionista continuavano indisturbati (nel solo 2014 furono consegnati a Israele 9 aerei M-364 per un valore di circa 600 milioni di dollari, nel 2025 l’Italia è il terzo partner di Israele per forniture militari).

Si tratta di una dimostrazione lampante dell’insensatezza di attribuire a questo o quel politico borghese la responsabilità di un sistema intrinsecamente militarista com’è quello dell’imperialismo nella sua fase di putrescenza. Non sono, come sostiene Libero, le destre a portarci in guerra, ma il sistema capitalista che se ne nutre come strumento per il rilancio delle economie imperialistiche stagnanti, la distruzione di forze produttive in eccesso e la conquista di nuove fette di mercato globale e materie prime. L’acuirsi dello scontro interimperialistico è dunque un fenomeno che eccede la volontà dei singoli individui e che, di certo, incontra l’interesse di certuni che si pongono al servizio della borghesia nostrana. Basti ricordare il voto favorevole del PD al Parlamento europeo sul piano ReArm Europe o, meno recentemente, l’aumento della spesa militare varata dal governo Conte II (cui partecipava anche il PD).

Insomma, cara Virginia. Se, come giustamente hai detto in una tua recente intervista su La7, la politica non dev’essere demagogia e la classe politica va «valutata in base a quello che combina», ci perdonerai se chiudiamo con un consiglio di modifica dell’acronimo del tuo partito: Partito Demagogico.