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Mario Roggero, un fascistello piccolo piccolo

Lorenzo Mortara

Mario Roggero, gioielliere di Grinzane Cavour in provincia di Cuneo, condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso nel 2021 a sangue freddo due rapinatori in fuga, è un recidivo di 72 anni che, oltre a questo, dovrà pagare 780˙000 euro di danni ai familiari delle vittime. Aveva già patteggiato nel 2005 una condanna per minacce, pistola alla mano, al fidanzato della figlia e ai suoi genitori. Aveva conservato la pistola, ma non il porto d’armi, perché se è vero che l’occasione fa l’uomo ladro, il grilletto per meno ancora fa assassino il fascista in erba.

L’ultimo fascistello piccolo piccolo, diventato subito martire per la destra al governo, è un uomo indubbiamente coraggioso, bisogna riconoscerlo. Quanti al suo posto se la sarebbero fatta sotto, nonostante i rapinatori avessero solo una pistola giocattolo e un coltello? Come sempre, però, fatta la loro giustizia, a tale coraggio corrisponde un’ancora più grande, smisurata, vigliaccheria intellettuale. Invece di rivendicare il vero movente, cioè la sua subcultura di giustiziere, che l’avrebbe reso vagamente rispettabile, almeno per la coerenza, comincia a piagnucolare in nome di una grazia per legittima difesa, sapendo benissimo di non aver agito per legittima difesa, ma per il suo concetto piccolo piccolo di “legittima giustizia”, la giustizia appunto spietata e senza appello del giustiziere fascistello.

E che sia in odore di fascismo l’ha ricordato lui stesso ai San Tommaso che avevano dubbi: «Tutta la politica si è schierata con me», ha dichiarato. E la politica di cui parla è quella dei Vannacci, dei Salvini, delle Meloni e della destra post-berlusconiana, quella che evidentemente lui apprezza. Non ci risulta che tra le malefatte della sgangherata sinistra, ci sia anche l’apertura ai giustizieri fascistelli. Non ancora, almeno…

Il fascistello ha diviso il mondo in onesti, laboriosi sempiterni padri di famiglia e delinquenti. La società non esiste, esistono solo gli individui. Il suo orizzonte piccolo piccolo non gli fa realizzare che il 90% dei ladri esiste perché esiste la sua stupida gioielleria, cioè il capitalismo che lo fa ingrassare a spese di una miriade di senza tetto, straccioni, pezzenti, prostitute, precari, disoccupati diseredatati ed immigrati. La miseria crescente, per lui, è la criminalità in aumento, nonostante sia vera la prima e sostanzialmente falsa la seconda. Non ci arriva che tra milioni di sottoproletari a forza, ce ne saranno sempre troppi perché la sua inutile gioielleria resti immacolata. Per lui vanno schiacciati senza pietà quando turbano l’accumulazione del suo capitale e le abominevoli, inimmaginabili domeniche della sua desolante mediocrità famigliare. È in queste giornate – scommettiamo anche dedicate piamente al Signore! Una bibbia non manca mai ai più spietati degli assassini – che sogna di ripulire città e periferie dalla “sporcizia criminale”, lasciando intonso, al centro, il bubbone di merda capitalistica che la produce. Il vero movente della sua giustizia non sono i generici criminali, ma i poveri e i miserabili. Li odia così tanto che li guarda con “occhi di bragia” anche quando sono in fuga. Dargli l’ultima, definitiva lezione era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il povero non solo non si deve ribellare in nessun modo, tanto meno quello a lui più sgradito e purtroppo per lui inevitabile, ma non deve nemmeno farsi vedere col suo corredo di brutture e miserie. Turba l’insostenibile spensieratezza del suo inutile essere piccolo-borghese. Pena di morte a chiunque ci provi. È per questo che ne ha accoppati due, ferendone un terzo. Non per altro, che non c’entra niente.

Nella caciara mediatica scatenata dai cento e più avvocati presenti nella stalla parlamentare, il fascistello è vittima come al solito della magistratura rossa. Purtroppo per lui, chi l’ha condannato è la giustizia borghese, cioè la giustizia stessa di gioiellieri, miliardari e affini. Nonostante l’allargamento delle maglie per la legittima difesa, fatta proprio dalla “riforma” Salvini del 2019, Mario Roggero è rimasto intrappolato lo stesso come il sorcio fascistello che è. Segno che deve averla fatta troppo grossa anche per la sua stessa giustizia di classe. Nemmeno con la controriforma Salvini, i suoi omicidi sono riusciti a rientrare nel caso della legittima difesa. Non lo capisce Nordio, incoronatosi per un momento presidente per la grazia ad personam degli assassini, lo intuisce Mattarella, irritato per le sue pretese.

I più ipocriti dei suoi avvocati mediatici sono anche quelli più sofistici: «se ha sbagliato, è giusto che paghi, ma è una vergogna che debba pagare anche un risarcimento». Un rapinatore evidentemente vale meno di un assassino. È il primo che deve pagare con la vita per gli eccessi del secondo, non il secondo con parte della sua “roba”. Paghi il capitalista reo, purché sia salvo il capitale: è questa la morale di fondo di tanta immoralità borghese. L’assassino può ammazzare gratuitamente, specie se il rapinatore fugge con 68000 briciole dei suoi miliardi di dollari magari esentasse (ricordiamo che in Italia i gioiellieri dichiarano in media meno di 18.000 euro all’anno di reddito imponibile. Questo importo è inferiore alla media dei lavoratori dipendenti. I dati ufficiali del Ministero dell’Economia e dell’INPS indicano che oltre il 65% dei titolari di gioiellerie dichiara cifre inferiori ai 1.200 euro mensili, evidenziando una forte incidenza di evasione fiscale o sotto dichiarazione nel settore. È l’onesto lavoro tanto sbandierato in questi giorni dai paladini degli onesti. Ma scommettiamo che i suddetti paladini saranno pronti a giurare che Mario rientrerà in quell’altro 35% di gioiellieri. Noi un po’ meno…). Delle due l’una: o non c’è crimine o ci deve essere pena e risarcimento. Tempo è denaro, dicono proprio i borghesi, e se un omicidio non costa niente in termini di soldi, non ha senso che costi qualcosa in termini di anni di galera.

Gli ipocriti insistono: «sono i rischi del mestiere di rapinatore, venire uccisi». È l’unica cosa con cui concordiamo, specialmente quando i rapinatori non sanno di andare incontro ai killer giustizieri come in effetti avvenuto. Quattordici anni e nove mesi di pena e risarcimento sono invece il rischio per i giustizieri “fai da te”. Perché mai i primi dovrebbero correre i rischi del loro mestiere mentre i fascistelli piccoli piccoli dovrebbero essere esentati dai loro? Il rischio dei killer giustizieri è di finir dentro e di pagare i giusti risarcimenti per i loro eccessi.

Restano da dire un paio di cose: come si spiega la miseria crescente col calo dei delitti (da 1000 nel 1995 a 286 nel 2025) e la sostanziale stabilità delle rapine (da 33000 nel 2001 a 28000 nel 2024, a cui va aggiunto però il rialzo fisiologico ma innocuo, almeno dal punto di vista dell’incolumità fisica, di quelle informatiche che prima non c’erano o erano poca cosa)? Si spiega con la sostanziatale bontà intrinseca del proletariato. La diminuzione dei delitti è andata di pari passo, grosso modo, col processo di proletarizzazione e inurbamento del mondo contadino. La riprova è che non è solo un fatto italiano, ma europeo. Il proletariato, vivendo subordinato in fabbrica o nei posti di lavoro, accetta di buona lena un certo grado di ordine e disciplina. Vede di mal occhio violenza individuale e puro arbitrio slegato da ogni collante sociale. Finora la borghesia si è avvantaggiata di questo aspetto, specie oggi che è combinato con la passivizzazione di larghe masse. La borghesia però non canti vittoria troppo presto. Un periodo troppo prolungato di sottoproletarizzazione può scollare buona parte degli esclusi dalla loro classe di appartenenza, accentuando rabbia e violenza tipici della classe avversa. In breve, rigirandosi di tanto in tanto contro la borghesia stessa. È un po’ quello che è accaduto al fascistello con la rapine nella sua gioielleria. Non cambia per noi che rapine e furti restino la risposta individuale a un problema collettivo di classe. Per quanto sappiamo che sia più o meno inevitabile (a meno di credere ingenuamente che tra milioni di precari e disoccupati non ce ne possa essere nemmeno uno che si arrangi con una rapina), il nostro compito è organizzare la protesta collettiva, non lasciare che si deprima e rifluisca in una risposta individuale cieca e senza speranza, priva com’è di coscienza di classe, anzi spesso imbevuta dello stesso individualismo borghese che l’ha riprodotta a negativo.

In secondo luogo, per quanto siamo assolutamente concordi col mettere i pericolosi giustizieri alla sbarra, non dobbiamo dimenticare la necessità della progressiva riduzione della barbarie carceraria. Non tanto per i fascistelli piccoli piccoli che ci finiscono dentro – uno su un milione! – ma per i restanti proletari e sottoproletari che la devono subire per il solo fatto di non avere capitali né mezzi di produzione per sfruttare qualcuno.

Il carcere continua ad essere una pena sostanzialmente classista. È per questo che recupera poco o niente dei tanti carcerati. Andrea Spinelli, uno dei rapinatori uccisi, come raccontato dalla sorella, non fa eccezione. Faceva ormai la spola tra carcere e disoccupazione con compagnie sempre meno edificanti, in linea con tante simili situazioni. Per recuperare il grosso dei sottoproletari che ci finiscono dentro bisognerebbe farli uscire borghesi, il che è impossibile. Per fortuna, aggiungiamo: tutto sommato meglio restare un ladro impenitente che diventar borghese, tanto più che bisogna essere ciechi per vedere chissà quale differenza. Non auguriamo comunque neanche a un cane di cadere così in basso…

E per recuperare i borghesi? I borghesi sono irrecuperabili, specie se sono dei fascistelli piccoli piccoli che oltre a non mostrare un minimo di pentimento, sono addirittura additati come vittime dai loro supporter. Questo brodo non aiuta il recupero, per chi ci crede, anzi è il presupposto perché Roggero esca fascista del tutto tra 14 anni. Siccome però è lo scopo della pena, per l’attuale giustizia borghese come per la futura proletaria, se lo mettono in isolamento, senza tv, senza i suoi video da soap opera strappalacrime e soprattutto con qualche libro, è la volta che la grazia riesce a farsela da solo: uscire tra 14 anni col primissimo neurone della Storia nella testa di un fascistello. Sarebbe già qualcosa…