Pensiamo utile ospitare sul nostro sito l’intervento di Paolo Cergnar espresso in occasione della conferenza di USB Vigili del Fuoco del 28 gennaio 2026, iniziativa promossa in difesa dei vigili del fuoco colpiti dalla repressione (i procedimenti disciplinari sono in corso) per aver manifestato in uniforme di lavoro agli scioperi generali contro il genocidio in Palestina dello scorso autunno. Paolo, membro del coordinamento nazionale USB VVF, è uno di questi, e spiega qui le spinte alla militarizzazione del Corpo, anche attraverso il nuovo riordino, che provengono dall’amministrazione e dal governo. I compagni del PCL nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, rivendicando anch’essi di esser scesi in piazza con l’uniforme nelle stesse manifestazioni, esprimono solidarietà ai colleghi colpiti dai procedimenti disciplinari e sostengono la lotta, dentro e fuori i sindacati, per la più ampia agibilità sindacale dei lavoratori tutti, contro la deriva reazionaria dell’amministrazione e del governo.
In questo contesto cresce l’esclusione, cresce la repressione delle libertà sindacali. Tutto questo non avviene per caso. Avviene mentre è in corso il cosiddetto riordino del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che consiste in una legge delega del Governo per riformare l’ordinamento e le funzioni del CNVVF.
Tutto deriva dalla pubblicizzazione del rapporto di lavoro attuata ormai 20 anni fa, la quale non ha portato nessun miglioramento del servizio di soccorso alla cittadinanza, tanto meno ai lavoratori dei vigili del fuoco.
Da alcuni anni, alle Scuole Centrali Antincendi, stiamo assistendo a un fatto che non può essere liquidato come folklore o nostalgia: la reintroduzione di un rigido sistema di saluto militare, accompagnato da pratiche di intimidazione e da un clima repressivo nei confronti di ragazze e ragazzi che arrivano lì con un solo obiettivo: imparare un mestiere bellissimo, quello di aiutare gli altri con competenza, umanità e professionalità.
Non è un dettaglio. Non è una tradizione innocua. È una forzatura culturale e storica! Con un percorso iniziato nel 1961 e conclusosi nel 1973 il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è stato smilitarizzato, proprio per affermarne la natura civile, tecnica e sociale. Oggi, invece, vediamo tornare saluti militari, parate, marce, implotonamenti.
Non sono strumenti di formazione, non producono autorevolezza né carisma. Sono l’espressione più evidente di una visione che confonde l’obbedienza cieca con la professionalità. E questo clima non resta confinato alle Scuole. Si riflette nei luoghi di lavoro, nei rapporti gerarchici, nei contratti.
Crea un esercito muto che obbedisce soltanto senza guardare più ai diritti e le tutele. I contratti di lavoro dei Vigili del Fuoco sono sempre più svuotati di contenuti, sempre più poveri dal punto di vista economico, ma soprattutto sempre più poveri di diritti. Accordi sindacali sottoscritti spesso nel silenzio generale, da organizzazioni compiacenti, il cui unico obiettivo sembra essere quello di occupare poltrone, mantenere benefici e garantirsi una rendita di posizione facendo da stampella dell’Amministrazione.
Basta un dato, che da solo dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore la democrazia: con l’ultimo contratto, USB Vigili del Fuoco, pur essendo un sindacato rappresentativo e presente in categoria, non solo non viene convocata ai tavoli, ma non riceve nemmeno le informative sindacali. Un fatto gravissimo, che priva deliberatamente un’organizzazione rappresentativa della possibilità di svolgere il proprio ruolo: informare, tutelare, rappresentare i Lavoratori.
Diciamolo senza giri di parole: questo riordino non nasce per migliorare il soccorso, non nasce per valorizzare le professionalità, non nasce per rispondere ai bisogni dei territori, non nasce per affrontare le catastrofi naturali sempre più frequenti, legate al cambiamento climatico, come pure era previsto con il disegno di Legge 1053 del Governo in data 1 marzo 2024. Nasce, ancora una volta, senza i Lavoratori e contro i Lavoratori.
Come USB Vigili del Fuoco lo abbiamo detto dall’inizio e continuiamo a ribadirlo oggi: questo riordino non corregge le criticità del Corpo Nazionale, le cristallizza. Non risolve la cronica carenza di organico. Non investe sulla formazione vera, quella tecnica e operativa. Non restituisce dignità alle carriere operative. Al contrario, rafforza una struttura sempre più verticistica, sempre più burocratica, sempre più lontana dal soccorso reale. Ma c’è un elemento ancora più grave, che non possiamo fingere di non vedere: la deriva militarista che da anni attraversa il Corpo Nazionale.
Una deriva che non è casuale. È figlia di una visione che guarda con invidia alle chimere della Polizia, che rincorre modelli repressivi, gerarchici e disciplinari,e che tradisce la natura stessa dei Vigili del Fuoco: Corpo civile dello Stato, al servizio della collettività.
Questa spinta non nasce dai bisogni del soccorso. Nasce dalla volontà di una parte della dirigenza che ha evidentemente sbagliato Corpo, e che avrebbe trovato collocazione più coerente nelle Forze Armate, non in un’istituzione fondata sulla solidarietà, sulla competenza tecnica e sull’autonomia operativa.
Militarizzare i Vigili del Fuoco non significa renderli più efficienti. Significa renderli meno liberi, meno competenti, meno utili alla cittadinanza.
Per questo diciamo con chiarezza che questo riordino va fermato e ripensato. Perché il soccorso non ha bisogno di gradi in più, ha bisogno di persone formate, tutelate, rispettate.
E non è un caso se lo stesso Ministro dell’Interno ha prorogato i termini per l’esercizio delle deleghe legislative. Forse perché, anche grazie alle nostre iniziative, qualcuno si sta rendendo conto che questo riordino “non s’ha da fare”. O forse perché le risorse sono state dirottate altrove, verso un’economia di guerra che nulla ha a che vedere con la sicurezza reale dei cittadini.
Questo è un riordino che è orientato principalmente a creare posti di funzione per dirigenti; Un riordino che non guarda alla base operativa. Un riordino che consente il passaggio dal ruolo tecnico al ruolo operativo senza colpo ferire nei TLC [nucleo Telecomunicazioni]. Un riordino che vede i Vigili del Fuoco come Agenti di Pubblica Sicurezza impiegandoli impropriamente in operazioni di ordine pubblico, creando un equivoco semantico sulla parola “sicurezza”. Un riordino che scarica le responsabilità delle carenze di organico sulla base come ad esempio i Vigili del Fuoco Coordinatori. Un riordino che istituisce il merito comparativo e segna il passo al servilismo verso il dirigente creando inutili attriti tra colleghi. Un riordino che scarica tutte le deleghe sulla figura dell’Ispettore Antincendi come i novelli Fantozzi dell’Amministrazione sgravando i funzionari direttivi dalle loro responsabilità. Un riordino che maschera l’innalzamento dell’età pensionabile che non sopperirà minimamente alle carenze d’organico. Un riordino che si dimentica dei ruoli di rappresentanza come la Banda Musicale e le Fiamme Rosse. Un riordino che mette le mani sulla gallina delle uova d’oro che è l’ONA ente morale che nasce per le tutele del personale che continua a non essere tutelato dall’INAIL e non ricompreso come categoria usurante.
Noi continueremo a dirlo, qui e fuori da qui. E su questo terreno, quello delle libertà di critica, di espressione e di denuncia, come USB non faremo un passo indietro.
Paolo Cergnar (membro del coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco)


