Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale
Un incontro che lascia presagire ben poco di buono. Martedì 21 luglio si è tenuto a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), l’incontro dedicato alla vertenza Electrolux, presieduto e aperto dal Ministro Adolfo Urso, che ha rivendicato un impegno del suo ministero a livello nazionale ed europeo a tutela del settore, e dichiarandosi in attesa di un piano alternativo a quello attualmente presentato dall’azienda.
Ranieri, che al tavolo rappresentava l’azienda, non ha saputo fare altro che giustificare le scellerate politiche della sua azienda per la concorrenza delle multinazionali asiatiche e per il costo delle materie prime, dell’energia e alle normative fiscali europee. Narrazioni e retoriche delle quali sono pieni i capannoni di migliaia aziende che in tutta Italia da anni delocalizzano e spostano la loro produzione all’estero, causando la perdita ogni anno di decine e decine di migliaia di posti di lavoro.
TENTATIVI DI DIVISIONE E PROMESSE, AZIENDALI E ISTITUZIONALI
L’azienda ha espresso la sua visione su ogni singolo stabilimento. Per quanto riguarda Cerreto d’Esi, a detta loro sono in corso approfonditi studi su soluzioni alternative alla chiusura, ma ribadiscono che ci sono forti criticità sulla sostenibilità dello stabilimento.
Per Susegana e Porcia invece sarebbe previsto l’arrivo di nuove linee di frigoriferi nel primo e di lavatrici nel secondo, mantenendo la produzione intorno rispettivamente alle 500.000 e 600000 unità annue.
A Solaro si registra un incremento dei volumi verso le 700.000 unità, pur in un contesto condizionato dalla forte concorrenza nordamericana e dall’impatto dei dazi, mentre a Forlì il sito vedrà l’implementazione di nuovi forni a vapore. Diversamente da quanto precedentemente dichiarato, i piani cottura a gas e i classici forni elettrici resteranno nel bacino produttivo. Ma non si illudano le operaie e gli operai degli altri stabilimenti su queste chiacchiere riguardanti una presunta riorganizzazione della produzione. Quello che viene dato oggi verrà tolto e delocalizzato domani. Insomma, o ci si salva tutti o nessuno.
Com’è stato ribadito anche dalle organizzazioni sindacali presenti, sono assolutamente necessari interventi strutturali e strumenti straordinari per definire un piano alternativo, solido e di lungo periodo, che salvaguardi gli stabilimenti e i relativi indotti. È chiaro anche che non ci si possa limitare all’uso dei classici ammortizzatori sociali, perché va garantita innanzitutto la difesa di ogni singolo posto di lavoro.
L’incontro, al quale erano presenti anche i rappresentanti delle regioni nelle quali si trovano gli stabilimenti Electrolux, si è concluso con l’impegno formale delle parti a riprendere i lavori attraverso una serie di tavoli tecnici già calendarizzati per il mese di settembre.
CAMBIARE PROSPETTIVA. ROVESCIARE IL TAVOLO E UNIRE LE VERTENZE. SUBITO!
Ma sappiamo bene che, viste le dichiarazioni d’intenti della dirigenza Electrolux, non c’è nulla da negoziare. L’azienda va occupata e presidiata a oltranza in tutti i suoi stabilimenti dagli operai per impedire di portar via i macchinari, oggi da Cerreto d’Esi, domani dagli altri. Dalle fabbriche non deve uscire un bullone.
La proprietà Electrolux va nazionalizzata, senza un euro di indennizzo agli azionisti, e sotto il controllo di consigli operai di fabbrica. La produzione però deve continuare in tutti gli stabilimenti, a salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi.
Questa è l’unica possibile soluzione della vicenda che non sia penalizzante per gli operai. Altre soluzioni che non penalizzano gli operai non ne esistono. E infatti oggi nessuno sa indicarle.
Chiediamo a tutte le organizzazioni di fabbrica che fanno riferimento alle ragioni del lavoro di unire la propria azione a sostegno della nazionalizzazione della Electrolux sotto il controllo operaio.
Gli operai e le operaie, come nella tradizione delle lotte negli stabilimenti Electrolux, stanno dando prova di una combattività e generosità straordinaria in tutta questa vicenda. Meritano una prova di unità, ma anche di determinazione. L’unica possibilità concreta di salvare il posto di lavoro passa per una svolta radicale dell’azione di lotta.
Va costituita una cassa nazionale di resistenza sotto il controllo diretto dei lavoratori in lotta, a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione della fabbrica, a Cerreto d’Esi e in tutte le altre fabbriche del gruppo. La vertenza Electrolux deve essere simbolica ed esemplare per tutto il mondo del lavoro.
Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi di un film già visto troppe volte negli ultimi decenni: quello della sconfitta degli operai e delle operaie a vantaggio dei profitti dei padroni. Non si può più proseguire in ordine sparso, azienda per azienda, se non al prezzo di finire sconfitti, l’uno dopo l’altro, in un calvario che dura ormai da anni per milioni di lavoratori e lavoratrici.
Ora basta. Ora è necessario voltare pagina. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.
È però fondamentale l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori di tutte le aziende in crisi e in chiusura. L’abbiamo visto con numerose vertenze, dalla GKN alla Whirlpool, lo vediamo adesso con l’Electrolux e la BCS. È fondamentale un coordinamento delle fabbriche in lotta, al di là delle sigle sindacali, che sia il trampolino di lancio nuova stagione di lotte che presenti il conto al padronato. È la prospettiva del Partito Comunista dei Lavoratori, che interviene e interverrà nelle lotte operaie con questa rivendicazione, semplice ma netta e radicale, come quella di uno sciopero generale di tutto il settore metalmeccanico e non solo, a sostegno della quale abbiamo lanciato una petizione che riproponiamo.


