Nella giornata del 12 Febbraio 2026 abbiamo appreso la tragica notizia della morte del partigiano Valentino Bortoloso, “Teppa”. Nato nel 1923 a Poleo, la “Piccola Russia” nel comune di Schio (VI), il mese prossimo avrebbe compiuto 103 anni. Giovane proletario, all’età di vent’anni maturò sentimenti antifascisti e prese parte alla Resistenza diventando effettivo della Brigata Garibaldi “Martiri della Val Leogra”, brigata di osservanza comunista che faceva capo alla Divisione Garibaldina “Ateo Garemi”.
Fu tra i protagonisti e testimoni di importanti azioni partigiane nel territorio, tra le quali la Liberazione di Schio del 29 aprile 1945, unica città insieme a Genova ad essere liberata direttamente dagli antifascisti in armi. Il 7 luglio dello stesso anno prese parte all’atto di giustizia popolare passato alla storia come “Eccidio di Schio”, disperato tentativo da parte del proletariato scledense di ottenere giustizia contro i fascisti individuati, non a torto, come responsabili di gravi crimini di guerra, arresti e violenze contro la popolazione.
Per questo fatto fu dapprima condannato a morte e successivamente scontò dieci anni di carcere, nell’ambito di una nuova e drammatica fase della repressione antipartigiana e anticomunista, che nei dieci anni successivi al 1945 vide la Resistenza venire criminalizzata in una violenta offensiva giudiziaria per aver lottato per quella giustizia levatrice di una nuova società che le neonate istituzioni borghesi temevano e non volevano in alcun modo realizzare.
Come compagnə della Sezione di Vicenza del Partito Comunista dei Lavoratori, affrontiamo la notizia della sua morte con profondo dolore, ed esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia e a coloro che gli sono statə accanto nel corso degli ultimi decenni.
Per noi è una ricchezza immensa aver avuto Teppa tra noi. Ha avuto un valore inestimabile stringere la mano ad uno di quei giovani proletari che liberarono Schio, l’Italia e il mondo dalla piaga del fascismo. Nonostante l’obiettivo finale di quella sua lotta, ovvero la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del capitale, non sia stato ancora raggiunto e anche se oggi il governo è nelle mani della peggiore feccia fascista e reazionaria, la sua lotta non è stata vana. Il suo impegno nella Resistenza è stato in primis vitale per rendere il mondo in cui viviamo un luogo migliore.
Teppa è sempre stato un compagno intelligente, valoroso, sicuro e fiero come tutti i figli sani della nostra classe. Anziché piegarsi al fascismo o voltarsi semplicemente dall’altra parte, scelse in prima persona di difendere la popolazione e la loro libertà con le armi in pugno, di resistere nei bunker, di fare le scelte più difficili e coraggiose per difendere la dignità delle persone, di lottare con coraggio contro un mondo sbagliato e ingiusto, per un mondo senza classi. Nonostante sia stato dipinto come un criminale, come un terrorista, la sua storia è motivo di orgoglio e non di vergogna per noi che lo abbiamo conosciuto. La nostra morale e il nostro senso di giustizia non potranno mai essere sovrapposti o ridotti a quelli dei nostri oppressori, e dei loro servi vigliacchi.
Vogliamo precisare che Teppa non è mai stato un aderente o simpatizzante del nostro partito. Formatosi politicamente attraverso la dura esperienza della lotta partigiana e l’altrettanto dura esperienza delle carceri della Repubblica “nata dalla Resistenza”, rimase sempre un fedele militante del PCI e, quando la burocrazia stalinista decise di buttare a mare il marxismo per accreditarsi alla borghesia come forza di governo, ne seguì l’evoluzione militando dopo il 1991 nel PDS, nei DS e infine nel PD, per poi smettere negli ultimi anni di militare in qualsiasi partito. Malgrado possano esserci alcune contraddizioni nella sua vita (come in tutte le vite), pensiamo che nessuna di queste riguardi i suoi anni da partigiano, né i dolorosi anni passati come prigioniero politico nelle galere di quella Repubblica che aveva tradito tutti i compagni come lui, anche grazie alla complicità di Togliatti e del PCI stalinista, e insultato la memoria dei tanti compagni caduti lungo il cammino della liberazione e della lotta rivoluzionaria. Anche gli anni successivi alla Resistenza spesi tra mille difficoltà, nell’opera di emancipazione della classe operaia e in difesa della memoria antifascista, rimangono per noi un esempio. Tanti al suo posto si sarebbero ritirati o avrebbero ceduto. Lui ha continuato a lottare per ciò che è inequivocabilmente giusto.
Ogni volta che alziamo i nostri pugni chiusi al cielo lo facciamo per onorare e continuare la gloriosa storia di cui anche lui è stato protagonista. Per questo dovremo continuare a costruire la strada che lui e i suoi compagni hanno iniziato dopo il settembre 1943; strada che tante volte ci ha instancabilmente ricordato con le sue memorie affinché non venga dimenticata. I nostri passi sono guidati da lui e dai milioni di altri compagnə che in tutto il mondo e in momenti diversi hanno percorso questa via, la più bella e difficile di tutte, che porta al socialismo.
Grazie ancora, Teppa.
Viva l’antifascismo proletario.
Partito Comunista dei Lavoratori – sezione di Vicenza


