Per un buon numero di antiautoritari che si avvicinano alle posizioni del marxismo, abbiamo un simmetrico numero di sedicenti marxisti che si spostano verso la più intellettuale diserzione anarchica da salotto alto borghese o da scantinato sottoproletario. Sono gli ineffabili marxisti del Partito Comunista Rivoluzionario (PCR), in particolare la loro sezione bolognese.
Con un comunicato Facebook, se la prendono con il centro Làbas, reo di aver invitato gli antiautoritari ucraini di “Solidarity Collectives” (SC) che combattono contro l’invasione russa. Citano come prova le varie malefatte passate di Làbas, in particolare la collusione col PD, ma non si capisce come queste possano inficiare una cosa giusta fatta ora. Secondo questi marxisti da “entrismo” ed “uscismo” dal marxismo, a seconda della convenienza, gli antiautoritari sarebbero contro la “sacrosanta” diserzione di massa in Ucraina (e poiché per il PCR l’Ucraina doveva capitolare in due giorni, presumiamo che dopo 4 anni, la diserzione rasenti il miliardo avendo contagiato ben oltre i suoi confini, mentre Putin sia arrivato a Varsavia grazie alla… diserzione di massa!). Che la diserzione sia sacrosanta in linea generale per buona parte degli anarchici, non lo mettiamo in dubbio, abbiamo appena avuto la contestazione fuori tema dei dispensatori di patenti anarchiche, né lo mettono in dubbio i compagni di SC, ma che lo sia per dei marxisti ci fa sbellicare dalle risate, per quanto amare.
Il PCR, che a parole è equidistante tra Russia e Ucraina, e quindi, non avendo mai avuto una sola parola di solidarietà per il popolo ucraino, di fatto sta dalla parte del più forte, il fascistoide Putin, deve screditare SC, distorcendo e semplificando in due parole, quello che per loro è un discorso ben più complesso nella sua verità elementare. Infatti, nel loro Manifesto, “Solidarity Collectives”, non si pronunciano proprio, come scrive il PCR bolognese, contro l’uso delle armi contro Zelensky, dicono un’altra cosa e cioè che predicare puramente e semplicemente il disfattismo bilaterale nel pieno dei bombardamenti di Putin è del tutto irrealistico e controproducente.
La tattica marxista ha indubbiamente in prospettiva il voltare le armi contro Zelensky, ma questo non significa ridursi allo squinternato del villaggio che mentre la seconda potenza mondiale per armamenti ti bombarda, tu predichi di accoppare Zelensky e di sparare alle spalle dell’esercito di liberazione nazionale, senza una parola di solidarietà a chi riceve quelle bombe sulla testa. Tale prospettiva marxista è possibile solo prendendo l’egemonia del movimento stesso, strappandolo alla sua guida borghese e cacciando i russi. Solo mostrandosi i più risoluti nel cacciare l’invasore, i marxisti possono aver speranza di trasformare in guerra rivoluzionaria una guerra di liberazione. Se stanno solo a denunciare Zelensky e per giunta senza una parola di condanna dell’invasione ma al contrario incitando alla equidistante diserzione, i marxisti possono solo aumentare la distanza da questa prospettiva.
Di passata, basta anche solo ragionarci un pochino, per capire che una prospettiva rivoluzionaria, cioè una rivolta contro la propria borghesia, non può avvenire senza che la morsa di Putin allenti e di molto la presa. Solo un’Ucraina sull’orlo della vittoria contro Putin, può alzare così tanto la testa da pretendere anche quella di Zelensky e dei suoi tirapiedi. Con mezza Ucraina occupata è francamente improponibile per non dire impossibile. Del resto Trotsky riuscì a spezzare in due l’esercito russo, dopo che lo Zar era già caduto e quando i bolscevichi avevano già conquistato la fiducia della maggior parte dei generali. Pensare che si possa fare così su due piedi, sol predicando astratti principi contro la guerra e senza aver conquistato un grammo di quelle masse che dovrebbero rivoltarsi contro il proprio governo, è dilettantismo spacciato per ultimo grido rivoluzionario.
Aggiungiamo, prevenendo le critiche maligne, che non stiamo affatto predicando la rivoluzione a due tappe di staliniana memoria, vale a dire prima la cacciata dei russi, poi la rivolta contro Zelensky. Stiamo facendo proprio l’opposto, cioè predichiamo entrambe le cose contemporaneamente. È il metodo transitorio nostro. Per tenere insieme le due cose, però, bisogna avere sale in zucca e baricentro nella realtà. Quel che è entrato prepotentemente nella testa del popolo ucraino, e quindi anche del suo proletariato, è la violenza dell’invasione russa. Un volantino attuale, quindi, in mancanza di un partito rivoluzionario di massa, non può partire dal disfattismo bilaterale che rappresenta la coscienza massima rivoluzionaria che hanno, e in malo modo, un pugno di anarchici idealisti e mezzo pugno di bordighisti incalliti (tutti costoro non hanno mai altro che massime per restare sempre ai minimi storici!), deve partire invece dalla denuncia con forza dell’esercito invasore. Certo poi deve anche contenere la critica a Zelensky, per prepararne il rovesciamento, ma non può fare solo questa. L’esatto opposto dei volantini anarchici ed estremisti, che si limitano a enunciare i principi fondamentali del loro catechismo «contro tutti gli stati, evviva la diserzione bilaterale disfattista» e tanti saluti alla denuncia del paese invasore che viene di fatto messo sullo stesso piano di quello invaso, senza alcun accenno a chi si difende e a chi aggredisce.
Se agli anarchici questa nostra tattica marxista non insegna niente, non capiamo cosa possa imparare il PCR da quella anarchica. Tanto più che il movimento reale in Ucraina procede all’inverso. Se esistono degli antiautoritari in Ucraina come SC, è proprio perché alcuni anarchici, sperimentando al momento del dunque i loro “principi eterni”, si rendono conto delle non poche falle che presentano. Ecco perché SC perde molte delle caratteristiche pure dell’anarchia e comincia ad assumere alcuni tratti in comune col marxismo. Il nostro compito è incoraggiarli questi compagni.
Infatti nonostante SC cominci ad annusare il marxismo, è ancora molto lontana dalla piena comprensione. C’è ancora molto del suo bagaglio antiautoritario. Da noi prende la contiguità con l’esercito di liberazione (dove sarebbe il problema per dei marxisti? Abbiamo combattuto a fianco degli eserciti di liberazione nazionale in Cina e durante i processi di decolonizzazione in Africa, ma la nostra politica era molto diversa e più profonda dei nazionalisti, era la politica di classe del proletariato rivoluzionario, con la difesa nazionale pura e semplice non c’entrava niente…), ma non la stessa precisione chirurgica socialista, per i limiti intrinseci dell’antiautoritarismo che si limita a predicare, una volta liberata, una nuova e generica Ucraina più sociale e solidale, senza fare i conti, che invece un marxista sa fare, con la necessaria presa del potere, con la distruzione pietra su pietra del vecchio stato borghese, con un nuovo modo di produzione e con un partito rivoluzionario in grado di mettere in pratica tutto questo con un programma rivoluzionario. Tutti limiti che un marxista dovrebbe aiutare a superare, dialogando con questi compagni, per portarli a un livello superiore, o per portarne dalla sua almeno la crema. Invece no, il PCR, li attacca con maggior virulenza, proprio nell’aspetto positivo più vistoso: il loro coraggio di difendersi armi in pugno dall’invasore russo.
Per il PCR è facilissimo un simile attacco, gli basta rimuovere completamente il problema dell’aggressione russa, la quale a leggere loro non esiste, non essendo mai menzionata. Rimossa l’invasione, si può benissimo parlare di Zelensky che appoggia Israele. Domandiamo che razza di critica sia, denunciare la politica estera di Zelenksy, per non parlare della politica interna: appoggiare Israele significa forse meritarsi l’invasione Russa e di Putin, noto protettore di palestinesi? L’appoggio a un oppressore in casa d’altri, non fa diventare un oppresso, oppressore in casa sua. Oppressore resta sempre Putin. Con lo stesso criterio si potrebbe abbandonare la Resistenza palestinese. Forse che Hamas ha qualche politica proletaria o difende davvero i palestinesi? Forse i maschi ma non certo le donne tantomeno gli omosessuali che non hamas affatto! Nessun marxista sano chiede che venga messa la mordacchia sulle malefatte di Zelensky, come di Hamas o di chicchessia, ma questo non cambia che nella guerra in Ucraina, Zelensky col suo popolo stia dalla parte dell’aggredito, esattamente come Hamas e i palestinesi. E se difendiamo giustamente i palestinesi a guida medioeval patriarcale, a maggior ragione difendiamo gli ucraini a guida borghese. La resistenza ucraina è meno arretrata di quella palestinese.
Proprio la questione palestinese mostra allo specchio l’illogicità del PCR. Dicono: non esiste una Resistenza autonoma (leggi rossa o più o meno rossa) in Ucraina. Benissimo: forse che è autonoma la Resistenza “rossa” palestinese guidata da Hamas? Però in quel caso piena solidarietà ai palestinesi, in Ucraina piena solidarietà ai disertori e… ai russi!
Naturalmente noi conveniamo che sia un grandissimo problema una resistenza non autonoma dalla borghesia. È la contraddizione di fondo dell’intero processo. Contraddizione da risolvere in chiave rivoluzionaria, conquistando la direzione del movimento. Per il PCR è già risolta con questa sentenza lapidaria e perentoria: la resistenza non è autonoma.
Per il PCR è la quintessenza della disamina marxista, per noi come presumiamo per il medio pensante, è la certificazione del più cretino dei cretinismi rossi.
Innanzitutto una Resistenza non autonoma è pur sempre una Resistenza. Ma per il PCR non era una guerra interimperialistica? E se lo è, e da una parte c’è una resistenza, dall’altra c’è la resistenza non autonoma della Russia? Due resistenze in una guerra interimperialistica? L’avete mai sentito? La confusione regna sovrana.
A meno che in un esercito di liberazione combattano solo i borghesi, cosa ridicola quando da sempre i borghesi mandano i proletari al fronte, standosene ben imboscati, una resistenza non autonoma e a trazione borghese, indica né più né meno una Resistenza con al suo interno proletari con scarsa coscienza di classe. Questo però non può deporre contro la Resistenza stessa, è invece la certificazione del fallimento delle organizzazioni sedicenti rivoluzionarie. Evidentemente in Ucraina le organizzazioni rivoluzionarie al momento non valgono un bottone! A cosa servono partiti rivoluzionari, movimenti anarchici e anticapitalisti, se non a dare una tale coscienza alle masse o perlomeno ad alzarne il livello?
Ora, noi capiamo la difficoltà anche storica di penetrare la coscienza di classe in un paese come l’Ucraina, in cui il ricordo dello stalinismo pesa come un macigno. Quindi di per sé non ci stupisce l’estremo ritardo delle organizzazioni rivoluzionarie e non vogliamo nemmeno giudicarle, non siamo così presuntuosi. Ma dire semplicemente che una Resistenza non è autonoma, significa né più né meno affermare che le organizzazioni rivoluzionarie, non servono per portare la coscienza, ma solo per fotografarla. Si sta alla finestra del processo e ci si limita a fotografare la coscienza giorno per giorno, nella speranza che vada a fuoco da sola. Sono avanguardie queste? O sono fotografi della retroguardia che si credono grandi rivoluzionari sol perché hanno scambiato per analisi profonda, giornaliere gigantografie del loro deretano?
La mancanza di una direzione autonoma della Resistenza, indica la distanza ancora siderale dalla nostra prospettiva rivoluzionaria. Avvicinarla si può solo combattendo fianco a fianco col popolo ucraino l’invasore russo. Non disertando in nome di un’anarchica quanto antimarxista equidistanza che fa solo il gioco dell’invasore. Piena solidarietà a coloro che lo combattono lasciandoci spesso la pelle. Nessuna pietà per le anime vili che li deridono.
L.M.


