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Stellantis. Il futuro dell'automotive a Termoli

11 Dicembre 2024
termoli


Il 4 dicembre scorso CGIL, CISL e UIL Abruzzo-Molise hanno annunciato la nascita del coordinamento interregionale del settore automotive, per «affrontare le sfide cruciali» delle due regioni.
È sempre un passo avanti unire le vertenze dei lavoratori. Ma i lavoratori molisani e abruzzesi dell’automotive e dell’indotto hanno la necessità di contribuire alla costruzione di un percorso che vada ben oltre, per un coordinamento unico dei lavoratori di tutti gli stabilimenti della Stellantis in Italia, a partire dalla convocazione di un’assemblea nazionale dei delegati eletti dai lavoratori dei vari stabilimenti. Per poi estendere l’unità della lotta a tutta la forza operaia europea ed extraeuropea del settore: ne è un primo importante esempio la presenza degli operai italiani in Germania a sostenere la lotta dei lavoratori tedeschi contro i licenziamenti in corso alla Volkswagen.

Ma quali sono in realtà le “sfide cruciali” per il sito di Termoli?
La crisi del mercato delle auto in Europa deriva essenzialmente dalla sovrapproduzione, tipica del sistema capitalistico. I livelli reddituali, l’impoverimento di massa causato dal suo sfruttamento e altre cause non consentono la vendita, rendendo saturo il mercato delle auto o portandolo al drastico calo, tanto più nel caso della conversione con le auto elettriche, pur positiva per l’ambiente, ma con il costo del 40% in più. Né lo sblocco di incentivi pubblici può risolvere il grosso del problema: Stellantis ha ben 18 miliardi di utili nel 2023 (quindi non è un problema di assenza di risorse da investire); né c’è incapacità produttiva.

La concorrenza del capitalismo nazionale cinese anche sull’auto elettrica (secondo la SVIMEZ tecnologicamente più avanti) e di quello USA, con sostegni pubblici, complicano il quadro per i capitalisti europei, peraltro in concorrenza tra loro e con fondi pubblici fermi per i veti incrociati tra essi.

Certo, vanno subito affrontate le esigenze immediate dei lavoratori: dagli ammortizzatori sociali in caso di sospensione o licenziamento, alla resistenza immediata contro gli stessi licenziamenti, alla rivendicazione della gigafactory di Termoli collegata alla produzione delle batterie dove sarebbero stati previsti 2.000 addetti, e bloccata per la revoca dei fondi del PNRR nel giochetto tra governo Meloni e Stellantis sulla tempistica degli investimenti.

Tuttavia occorre uscire dalla catena delle compatibilità con le logiche dei padroni seguita dai vertici confederali o dai sindacati di destra, che porta inevitabilmente a subire lo smantellamento per sovrapproduzione, nonché all’innesto di pericolose concorrenze tra i lavoratori dei vari paesi europei. Tanto meno i lavoratori di Termoli possono affidarsi alle sceneggiate dei parlamentari molisani, epigoni dell’ennesimo governo sottomesso a capitalisti, banchieri ed evasori. Così i lavoratori delle altre regioni.

Perciò è necessario legare le suddette e sacrosante rivendicazioni immediate nell’automotive, in difesa oggi del posto di lavoro e del salario, a una piattaforma anticapitalistica e ad una prospettiva più ampia.
A partire dal blocco dei licenziamenti con divisione del lavoro esistente tra tutti a parità di paga; la nazionalizzazione senza indennizzo per i grandi azionisti, dalla Stellantis alla Volkswagen a tutte le grandi aziende dell’auto che attuano le ristrutturazioni, con varo di un nuovo piano industriale, sotto il controllo dei lavoratori.

L’offensiva padronale di portata europea, che riguarda anche gli stabilimenti di Termoli e Atessa, esige una forza uguale e contraria, e dunque l’unità dei lavoratori dell’automotive e dell’indotto in tutta Italia, e pure oltre i confini nazionali, con forme di lotta radicali, anche sino all’occupazione di tutti gli stabilimenti. Con casse di resistenza e scioperi veri, cioè che siano in grado di far perdere importanti quote di profitto ai capitalisti. Gli stessi sindacati USA hanno saputo perciò ottenere più che quelli europei nel settore automotive.

La storia ci insegna, come fu per le grandi lotte dei lavoratori e degli studenti degli anni ’60 e ’70, che solo quando i padroni hanno paura di perdere tutto si può aprire una breccia, non solo per difendere le condizioni immediate ma anche per strappare grandi conquiste.

Partito Comunista dei Lavoratori - Molise

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