Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale
Da alcune settimane il destino di 500 operaie e operai degli stabilimenti BCS di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara è a rischio, a causa di una crisi soprattutto finanziaria, che ha portato la proprietà a sommare oltre 40 milioni di debiti. Certamente non una crisi industriale, in quanto l’azienda riceve continuamente ordini, che però non vengono eseguiti, e vengono disdetti.
Tra crisi aziendali e delocalizzazioni i casi sono migliaia in tutto il paese, e a farne le spese sono sempre le lavoratrici e i lavoratori il cui futuro viene messo in discussione.
È necessaria una svolta. Non c’è nulla da negoziare. L’azienda va occupata e presidiata a oltranza in tutti i suoi stabilimenti dagli operai per impedire di portar via i macchinari, da tutti gli stabilimenti. Dalle fabbriche non deve uscire un bullone. La proprietà BCS va nazionalizzata, senza un euro di indennizzo agli azionisti, e sotto il controllo di consigli operai di fabbrica.
La produzione però deve continuare in tutti gli stabilimenti, a salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi. Questa è l’unica possibile soluzione della vicenda che non sia penalizzante per gli operai. Altre soluzioni che non penalizzano gli operai non esistono. E infatti oggi nessuno sa indicarle.
È fondamentale che tutte le organizzazioni di fabbrica che fanno riferimento alle ragioni del lavoro uniscano la propria azione a sostegno della nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende che stanno chiudendo, dalla BCS fino alla Electrolux, passando per la KES. Gli operai e le operaie hanno bisogno di unità, ma anche di determinazione in questa vertenza. L’unica possibilità concreta di salvare il posto di lavoro passa per una svolta radicale dell’azione di lotta. Va costituita una cassa nazionale di resistenza a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione della fabbrica in tutti i suoi stabilimenti e creato un coordinamento di tutte le fabbriche in lotta.
L’unità delle vertenze deve essere simbolica ed esemplare per tutto il mondo del lavoro. Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi della sconfitta degli operai e delle operaie a vantaggio dei profitti dei padroni.
Non si può più proseguire in ordine sparso, azienda per azienda, se non al prezzo di finire sconfitti, l’uno dopo l’altro, in un calvario che dura ormai da anni per milioni di lavoratori e lavoratrici. Ora basta. Ora è necessario voltare pagina. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.


