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Contro l’arcobaleno sciovinista. Per la liberazione queer, contro l’omonazionalismo!

Yorick F.

«In servizio, ma da queer» e «Il Pride è più di una parata». Sono questi gli slogan riportati sugli adesivi di «Queer BW», la sezione «queer» delle forze armate tedesche (Bundeswehr), che li ha distribuiti alla «Fiera del lavoro queer» tenutasi il 6 giugno a Berlino. Parallelamente, istituzioni statali come la polizia e l’esercito partecipano ai CSD (1) e il sindaco Kai Wegner può mettersi in mostra proprio al CSD di Berlino. L’associazione del CSD esclude le voci radicali o solidali con la Palestina, mentre possono sfilare tutti coloro che si procurano bandierine arcobaleno e pistole a bolle di sapone, dal FDP, alla DHL e all’Ikea fino all’esercito.

Ciò che viene spacciato per progresso, integrazione e accettazione non è altro che un’appropriazione politica delle identità queer da parte delle stesse istituzioni che le reprimono. Questi partiti e istituzioni borghesi sono i fautori della svolta a destra della società, che da un lato comporta massicci attacchi contro le persone queer, ma dall’altro legittima lo sciovinismo e il razzismo attraverso una relativa liberalizzazione nella Repubblica Federale Tedesca. La cosa particolarmente triste è che istituzioni queer come l’Associazione per la Diversità Queer (Verband Queere Vielfalt, LSVD+) o l’associazione CSD forniscano loro sostegno in questo senso.

DI COSA STIAMO PARLANDO, IN REALTÀ?

Il fatto che lo Stato tedesco oggi sembri difendere i diritti queer, mentre allo stesso tempo li strumentalizza per incitare all’odio razzista e antimusulmano, non è una coincidenza. È proprio questo fenomeno che viene descritto con il termine «omonazionalismo». Il termine è stato coniato negli anni 2000 da Jasbir Puar negli Stati Uniti. Prendendo come esempio gli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001, Puar descrive come i diritti queer conquistati vengano utilizzati nel discorso dominante per attribuire agli Stati Uniti, così come all’intero Occidente, una sorta di «eccezionalismo sessuale», ovvero un ruolo pionieristico, per quanto riguarda la tolleranza nei confronti delle persone queer. Ciò viene sfruttato per attribuire l’omofobia, da un lato, ai migranti musulmani e, dall’altro, agli Stati musulmani, giustificando così politiche razziste all’interno e guerre imperialistiche all’esterno.

Quanto questo stesso fenomeno sia diffuso anche in Germania è evidente, oltre che negli esempi sopra citati, nel modo in cui viene affrontato il genocidio a Gaza, in particolare nell’opinione pubblica borghese-liberale: Israele viene presentato come «l’unica democrazia in Medio Oriente» e un presunto «rifugio sicuro» per le persone queer. La solidarietà con lo Stato sionista dell’apartheid viene ripetutamente legittimata con la questione dei diritti delle persone queer. Un articolo del think tank pro-israeliano di lingua tedesca «Mena Watch», in riferimento alla mancanza di solidarietà con Israele da parte della popolazione europea, si intitola letteralmente: «Perché Israele dovrebbe giocare la carta LGBTQ». Nel frattempo, tra i sionisti le iniziative come «Queers for Palestine» sono diventate oggetto di scherno. Il fatto che ai CSD in Germania si vedano ripetutamente bandiere arcobaleno di Israele e dell’UE è, in questa lettura sciovinista, del tutto logico.

LA BASE SOCIALE DELLA BORGHESIZZAZIONE…

Il movimento lesbico e gay non è stato fin dall’inizio un movimento omogeneo in termini di classe. Al suo interno lottavano persone queer provenienti dalla classe operaia, dalla piccola borghesia, dai ceti medi e dagli ambienti borghesi. Proprio nel movimento gay, tuttavia, furono soprattutto gli uomini gay bianchi e, in misura minore, le donne lesbiche provenienti da classi socialmente agiate ad acquisire peso politico, conferendo così al movimento un carattere piccoloborghese. Lo stesso processo, naturalmente, ha interessato anche l’intero movimento contro l’oppressione di genere.

Ciò ha influenzato anche l’orientamento del movimento. Al posto di una critica globale alla famiglia, allo Stato, alla polizia e all’ordine capitalista, si è affermata sempre più la lotta per il riconoscimento, la parità e l’integrazione nella società esistente. Ciò si è manifestato, ad esempio, in iniziative come l’«Aktion Standesamt», che chiedeva la parità giuridica delle relazioni omosessuali rispetto ai matrimoni eterosessuali. Questa rivendicazione era e rimane degna di sostegno alla luce della discriminazione reale. Ma quando diventa il centro strategico del movimento, cambia anche l’immagine di chi appare come soggetto politico: diventano visibili soprattutto l’uomo gay rispettabile, bianco e borghese o la donna lesbica che si conforma a tale modello.

Di conseguenza, sono stati emarginati maggiormente coloro che non rientravano in questa immagine di normalità borghese: le persone queer di colore, le persone trans, le persone queer in condizioni di povertà e i lavoratori e le lavoratrici queer.

…LA CRISI DELL’AIDS, L’AUTOAIUTO, L’ORIENTAMENTO VERSO LO STATO…

Questo sviluppo è stato notevolmente accelerato dalla crisi dell’AIDS. Lo Stato borghese ha lasciato morire gli uomini gay, li ha diffamati o ha cercato di rinchiuderli, come in Baviera. In questa situazione, le associazioni contro l’AIDS e le strutture di auto-aiuto erano necessarie, perché per molti rappresentavano una questione di sopravvivenza.

Proprio per questo sarebbe stato compito del movimento operaio e della sinistra collegare questa auto-organizzazione a una lotta contro la repressione statale, il razzismo, le politiche di austerità e l’assistenza sanitaria capitalistica. Ciò avvenne solo in casi isolati. Gran parte della sinistra reagì in ritardo, in modo insufficiente o assunse essa stessa posizioni ostili alle persone queer. Di conseguenza, gran parte del mondo dell’auto-aiuto rimase politicamente isolato.

Senza una prospettiva di classe, lo Stato non appariva più solo come un avversario che perseguita, amministra e lascia morire, ma sempre più anche come un possibile sostenitore, interlocutore e garante di riconoscimento.

…E LA COOPTAZIONE DA PARTE DELLO STATO BORGHESE

Lo Stato borghese ha attivamente colto questo sviluppo, mentre la situazione materiale cambiava. Infatti, parallelamente al crollo dello stalinismo, si è verificata un’offensiva neoliberista con attacchi massicci alla classe operaia.

Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, la struttura del lavoro salariato era cambiata radicalmente, con una crescita significativa della presenza femminile (ancora più marcata nella RDT che nella Germania occidentale). Di conseguenza, mutò anche la forma concreta della piccola famiglia borghese. La riproduzione della merce «forza lavoro» continuò a essere organizzata a livello privato, ma il modello classico del capofamiglia maschio e della casalinga divenne più permeabile. In questo contesto mutato, soprattutto gli uomini gay e, in seguito, anche le donne lesbiche poterono essere in parte integrati nell’ordine sociale borghese: attraverso il registro delle unioni civili a partire dal 2001 e il «matrimonio per tutti» a partire dal 2017.

Sebbene questi diritti siano stati conquistati con la lotta e debbano essere difesi contro ogni attacco reazionario, il loro riconoscimento da parte dello Stato non ha significato una liberazione queer. Essi consentono piuttosto allo Stato borghese di integrare una parte rispettabile e vicina allo Stato della politica queer, nonché di ampliare la forma della famiglia borghese e renderla più flessibile. Allo stesso tempo, gli strati particolarmente oppressi sono stati e continuano ad essere ulteriormente emarginati.

Ciò si è manifestato molto concretamente nel modo in cui le istituzioni queer consolidate trattano le persone queer di colore. Già nei primi anni 2000, a LesMigraS, un gruppo di lesbiche migranti, è stato revocato il finanziamento per un opuscolo sulle loro realtà di vita, con l’argomentazione che il suo contenuto non fosse verificabile se pubblicato in lingue diverse dal tedesco. Questa prospettiva, insieme a molti altri esempi di atteggiamenti che vanno dal paternalismo al razzismo palese da parte di tali istituzioni nei confronti delle persone queer di colore, si trova nel libro «Nicht die Ersten» (Non i primi), a cura di Tarek Shukrallah.

QUALE RISPOSTA CI SERVE?

Per noi rivoluzionari* è chiaro che dobbiamo opporci a questa appropriazione dei nostri diritti e delle nostre identità al servizio dell’oppressione razzista dei nostri compagni della classe lavoratrice! Allo stesso tempo, difendiamo naturalmente tutti i diritti conquistati da gay, lesbiche e persone queer, come il diritto a un matrimonio riconosciuto. La risposta non può essere quindi voltare le spalle a eventi come i CSD o alle campagne per la parità giuridica.

Dobbiamo però sempre evidenziarne le carenze e sottolineare che le concessioni dello Stato borghese, come il matrimonio per tutt* o una rappresentanza di facciata, non sono altro che una foglia di fico per l’oppressione queer onnipresente nel capitalismo e che, pertanto, anche queste concessioni sono più che fragili, soprattutto quando le forze reazionarie, con la loro propaganda omonazionalista, riescono a metterci gli uni contro gli altri!

PER LA LIBERAZIONE QUEER!

Un movimento in grado di conquistare una vera liberazione queer deve unirsi ad altre lotte e affermare chiaramente che, per la liberazione di tutt*, non solo delle persone queer, è necessario abbattere il capitalismo come base dell’oppressione sociale. Le rivendicazioni che proponiamo a tal fine sono:

  • Contro ogni tentativo omonazionalista di appropriarsi delle lotte queer!
  • Polizia, padroni ed esercito: fuori dal nostro CSD! Per organi decisionali democratici nell’organizzazione dei CSD su chi può partecipare e chi no!
  • Contro i tagli ai progetti queer come quello dell’associazione RosaLinde e. V. a Lipsia – per il proseguimento del finanziamento di tali progetti a spese dei ricchi!
  • Espropriazione senza indennizzo dell’industria farmaceutica e del sistema sanitario! Assistenza medica gratuita e pieno finanziamento della ricerca medica in mano pubblica e sotto il controllo de* lavorator*!
  • Per un ampio movimento anticrisi che unisca tra loro le lotte contro le diverse forme di oppressione!

(1) Il Christopher Street Day, o CSD, è una parata che si tiene ogni anno nella seconda metà di luglio per celebrare le persone LGBTQIAP+