Prima pagina

Berlino diventa rossa. E adesso?

Jaqueline Katherina Singh

Ore 18, domenica sera. Si esulta, i pugni si alzano al cielo, ovunque volti sorridenti. In questo momento non c’è probabilmente posto più bello in cui trovarsi che alla festa elettorale della Linke a Neukölln: 25,7 per cento. Il partito più forte. Berlino diventa rossa. E i compagni e le compagne di Neukölln possono festeggiare la loro campagna elettorale, perché ottengono giustamente il miglior risultato.

Ma i risultati elettorali non si spiegano da soli. Proprio alla luce della svolta a destra degli ultimi anni, sorge la domanda: perché la Linke è riuscita a ottenere una vittoria elettorale del genere proprio a Berlino. E soprattutto: cosa ne facciamo ora?

BERLINO DIVENTA ROSSA, MA LA SVOLTA A DESTRA NON È SCOMPARSA

La vincitrice indiscussa: Die Linke. Il risultato è storico. Con il 25,7%, la Linke ha più che raddoppiato la propria quota di voti rispetto al 2023 ed è diventata per la prima volta il gruppo politico più forte nelle elezioni del Parlamento di Berlino. Anche nelle elezioni dei consigli distrettuali (BVV) (1) ha raggiunto il 24,1% in tutta la città, guadagnando 11,5 punti percentuali. È il miglior risultato che il partito abbia mai ottenuto. Degna di nota è anche la migrazione dell’elettorato: la Linke guadagna netti circa 75.000 voti dal gruppo degli astenuti, 57.000 dai Verdi, 39.000 dall’SPD e addirittura 16.000 dalla CDU.

I secondi vincitori. Chi però, alla luce del risultato della Linke, crede che Berlino sia semplicemente sfuggita alla generale svolta a destra, semplifica troppo le cose. Anche l’AfD registra un netto aumento dei consensi, raggiungendo il 16,3%. Ha mobilitato, tra l’altro, circa 65.000 voti provenienti dall’ex schiera degli astenuti e, in termini netti, circa 56.000 ex elettori della CDU. Soprattutto in alcune zone periferiche si osserva quindi una dinamica politica diversa rispetto a molti collegi elettorali del centro città, e anche in questo caso la Linke deve ammettere che una parte consistente di coloro che soffrono per l’aumento dei prezzi, i salari bassi, la crisi abitativa e l’insicurezza sociale non è ancora stata conquistata a una prospettiva di sinistra.

I puniti. La CDU subisce una pesante sconfitta – 9,5 punti percentuali – e si attesta al 18,8%. In questo modo viene punita anche la linea politica di questo partito sotto la guida di Merz: il tentativo di togliere slancio all’AfD ricorrendo a un razzismo sempre più marcato e a politiche di destra. Ma anche Berlino dimostra che chi segue questa linea non indebolisce l’AfD, bensì finisce per rafforzare il razzismo originale.

La situazione è ancora più grave per l’SPD. Il partito che per decenni ha plasmato e governato Berlino non solo sta perdendo terreno a favore della destra, ma sta subendo anche massicce perdite a favore della Linke. Ciò è in parte dovuto anche alla campagna elettorale condotta da Steffen Krach, che non è nemmeno riuscito a pronunciare in modo positivo la parola “esproprio”. Il risultato del 12,1% (–6,3) evidenzia quindi una crisi profonda della socialdemocrazia. Gran parte della sua tradizionale base sociale da tempo non la considera più come un partito dal quale ci si possa aspettare un miglioramento sostanziale delle proprie condizioni di vita.

Anche i Verdi perdono terreno e si attestano al 14,3% (–4,1), sebbene in circostanze diverse. Proprio gli elettori più giovani, urbani e progressisti, trovano nella Linke un concorrente che affronta le questioni sociali in modo più radicale e riesce a presentarsi con maggiore forza come opposizione all’ordine costituito. Ben 57.000 voti netti passano dai Verdi alla Linke.
I partiti irrilevanti: il FDP (liberaldemocratici) si accomoda fino alle calende greche nell’irrilevanza parlamentare, raggiungendo appena il 2,5%. Anche il BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht), con il 4,7%, non riesce a entrare nel Parlamento regionale. Non è certo che sopravviverà fino alle prossime elezioni.

Il risultato di Berlino non rappresenta semplicemente una generale “svolta a sinistra”. Dimostra piuttosto una crescente polarizzazione sociale: mentre alcune parti della città si spostano nettamente a sinistra, in altre zone del paese si rafforza l’estrema destra. La domanda cruciale è quindi: perché la Linke è riuscita a fare propria una parte di questa polarizzazione?

PERCHÉ LA LINKE HA VINTO?

Come sempre, non esiste un’unica spiegazione per un risultato elettorale. Si tratta della convergenza di diversi sviluppi sociali e decisioni politiche:

1. Polarizzazione sociale e socio-territoriale

Le elezioni di Berlino non si svolgono nel vuoto. Solo due settimane prima, l’AfD aveva ottenuto il 43,8% in Sassonia-Anhalt. Tuttavia, la stessa crisi sociale non genera ovunque le stesse risposte politiche. Proprio tra le metropoli e le regioni rurali, ma anche all’interno di Berlino tra alcune zone del centro città e la periferia, si manifestano dinamiche politiche diverse. Alla base di ciò vi sono differenze nella struttura sociale, nell’età, nello status migratorio, nelle condizioni di lavoro e di vita.

Berlino non rappresenta quindi una smentita della svolta a destra della società, bensì l’espressione di una crescente polarizzazione che può manifestarsi in modo molto diverso a livello regionale. Anche in questo caso, i risultati ottenuti nella zona sud di Neukölln dimostrano che non tutto è automaticamente perduto. Pur non avendo conquistato seggi diretti, il partito ha registrato un forte aumento dei consensi.

Ciò risulta particolarmente evidente tra i giovani. Per la prima volta anche i sedicenni e i diciassettenni hanno potuto votare per il Parlamento regionale. Tra i 16 e i 24 anni, il 43% ha votato per la Linke, mentre tra i 25 e i 34 anni la percentuale è salita addirittura al 49%. Anche tra gli elettori al loro primo voto, con il 38%, il partito è stato di gran lunga la forza politica più forte.

Ciò rafforza una tendenza già visibile da tempo: la sinistra raggiunge un numero particolarmente elevato di giovani. Non c’è da stupirsi: gran parte della nuova generazione vive l’impennata degli affitti, la crisi climatica, la guerra e il riarmo non come problemi astratti del futuro ma come realtà immediata. Allo stesso tempo, il loro legame con i partiti popolari tradizionali è debole, ma anche la loro fiducia può essere rapidamente perduta.

2. Porre la questione sociale: mettere al centro gli affitti

La decisione di mettere al centro la lotta per alloggi a prezzi accessibili e l’attuazione del referendum popolare “Espropriare Deutsche Wohnen & Co.” è stata giusta. Quasi nessun’altra questione riguarda i berlinesi in modo così diretto come l’affitto. La Linke ha così potuto agganciarsi a un vero e proprio dibattito sociale, in cui centinaia di migliaia di persone si sono già mobilitate in prima persona. Proprio in questo risiede un insegnamento importante: la sinistra acquista forza laddove non si limita a promettere una gestione un po’ più sociale delle condizioni esistenti, ma mette in discussione le questioni relative alla proprietà e al potere!

3. Mobilitazione riuscita grazie alla crescita del numero di iscritti

L’enorme aumento del numero di iscritti al partito registrato negli ultimi anni non è stato solo un dato sulla carta. È stato possibile coinvolgere in modo mirato i nuovi iscritti nella campagna elettorale, condurre colloqui porta a porta, lavorare nei quartieri e mobilitare le persone. Il risultato dimostra quale potenziale ci sia in tutto questo. Ma è proprio qui che inizia anche il prossimo compito: la mobilitazione deve trasformarsi in organizzazione.

Coinvolgere le persone in una campagna elettorale per alcune settimane è una cosa. Costruire strutture durature in cui i membri possano assumersi le proprie responsabilità, organizzare colleghi e vicini e portare avanti lotte sociali è un’altra. Il successo elettorale non è quindi un punto di arrivo, ma una prova per verificare se un partito cresciuto in termini di dimensioni possa diventare anche un partito più saldamente radicato nella società.

4. Palestina: il silenzio non paga

Ai compagni e alle compagne che hanno preso chiaramente posizione contro il genocidio a Gaza e in solidarietà con la Palestina è stato ripetutamente detto che tale atteggiamento avrebbe isolato la Linke e allontanato gli elettori. I risultati elettorali raccontano una storia diversa: che si tratti di Vedi Emde a Neukölln con il 46,2%, Martha Kleedörfer con il 46,2% o Deike Janssen con il 43,4%, tutti hanno conquistato i propri seggi diretti con un netto vantaggio. Anche alle elezioni del consiglio distrettuale (all’incirca equivalenti ai nostri consigli di zona, ndt) a Neukölln, dove tra gli altri si è candidato Ahmed Abed, la Linke è risultata di gran lunga la forza politica più forte, con il 32% dei voti e un aumento di 17,6 punti percentuali.

Ciò smentisce la tesi secondo cui una presa di posizione chiara sulla Palestina spaventerebbe gli elettori, dimostrando invece che il silenzio non paga e che non c’è da temere nemmeno la campagna diffamatoria della stampa. Anziché cedere ripetutamente e cercare di vincere gare a chi fa marcia indietro per accontentare l’ultimo redattore conservatore dello Spiegel, bisognerebbe dare fiducia a ciò che plasma la realtà politica. Il silenzio non paga, e la combinazione di una linea politica chiara, una forte campagna elettorale multilingue e un approccio mirato alle comunità di migranti si è evidentemente rivelata vincente. Rimane quindi anche la domanda inversa: quale potenziale è stato sprecato, ad esempio in alcune zone di Reinickendorf o Charlottenburg?

QUALE STRATEGIA HA AVUTO LA MEGLIO?

Nei prossimi giorni molti cercheranno di attribuire questa vittoria elettorale alla propria strategia politica. Ma non è così semplice. A Neukölln è stata condotta consapevolmente una campagna elettorale ribelle, che ha posto al centro l’organizzazione e le lotte sociali, e che ha espressamente evitato di equiparare un cambio di governo a un cambio di politica. Allo stesso tempo, a livello di Land (Berlino è un Land a sé, ndt) è stata portata avanti una campagna aggressiva, con la candidatura di Elif Eralp e l’obiettivo di conquistare il Municipio Rosso (cioè Berlino).

Ed entrambi possono vantare dei successi. Neukölln può citare i suoi enormi guadagni e i seggi diretti; allo stesso tempo, Elif Eralp ha conquistato il suo seggio diretto a Friedrichshain-Kreuzberg con il 50,4%. Il risultato elettorale, da solo, non è quindi determinante in questo dibattito strategico.

Ed è proprio per questo che la domanda cruciale si concretizza solo ora: cosa facciamo con questa vittoria elettorale? Infatti, il fatto che la Linke sia diventata la forza politica più forte non risponde ancora alla domanda se – e soprattutto a quali condizioni – debba governare.

GOVERNARE… O NO?

Molti elettori – e anche molti iscritti – vogliono che la Linke entri ora al governo. È comprensibile, soprattutto se si considerano le alternative. Ma chi vuole combattere la svolta a destra nel lungo periodo non deve confondere la corsa al potere governativo nel breve termine con il cambiamento sociale.

La domanda non può quindi limitarsi a: governare o non governare? Deve invece essere: quale politica, e a quale prezzo?

Cosa ne sarà dell’iniziativa “Espropriare Deutsche Wohnen & Co.”? Cosa succederà se i partner della coalizione chiederanno ulteriori tagli? Cosa ne sarà delle espulsioni e della crescente militarizzazione della città? Una sinistra che promette l’espropriazione ma non la attua, che si mobilita contro i tagli per poi contribuire a gestirli, o che continua a eseguire le espulsioni, finirebbe per perdere proprio quella credibilità su cui si basa il suo attuale successo. Allontanerebbe i suoi giovani elettori e farebbe proprio ciò che teme: rafforzare ulteriormente l’AfD.

Eppure il risultato offre un’enorme opportunità: quasi mezzo milione di voti, decine di migliaia di astenuti mobilitati, numerosi seggi diretti e migliaia di nuovi iscritti. Da tutto ciò può nascere un potere sociale, se viene organizzato.

Proprio per questo la sinistra all’interno del partito deve ora trarne alcuni insegnamenti.

LEZIONI PER LA SINISTRA ALL’INTERNO DEL PARTITO

1. Per la democratizzazione del partito: la questione della coalizione e del governo deve essere ampiamente discussa e decisa democraticamente!

Già prima del giorno delle elezioni erano state poste le basi. Mentre nei dibattiti interni si ribadiva continuamente che la campagna a favore di Elif Eralp e del Municipio Rosso fosse innanzitutto proprio questo – una campagna elettorale –, dopo le elezioni si può argomentare proprio sulla base di quella stessa campagna: ci siamo presentati con l’ambizione di governare, ora dobbiamo anche mantenerla, dopotutto è per questo che siamo stati eletti.

Proprio queste decisioni strategiche non devono essere di fatto anticipate dagli staff e dai team delle campagne elettorali, che rispondono in primo luogo a coloro dai quali sperano di ottenere il prossimo incarico. Prima delle prossime elezioni è quindi necessaria una decisione democratica sull’orientamento programmatico e strategico della campagna, da prendere in occasione del congresso regionale del partito. Ora, però, la questione della partecipazione a una coalizione deve essere discussa in modo trasparente e vincolante al congresso regionale del partito. E non solo lì: anche la base del partito deve essere coinvolta; in tutte le organizzazioni di base e in tutti i distretti, i sostenitori e i critici di una coalizione con SPD e Verdi devono poter esprimere la propria opinione su un piano di parità. È necessario che i membri siano consultati dopo un periodo di tempo sufficiente per discutere un eventuale accordo di coalizione, e che la decisione venga presa da un congresso regionale del partito rieletto sulla base di tale discussione!

2. Prospettive concrete

È necessario un dibattito sulle tattiche e sulle strategie con cui la Linke possa continuare a porre la questione del potere e della proprietà (e a vincere), invece di limitarsi a frasi di circostanza; sia che si tratti della questione dell’esproprio o delle lotte sociali, la Linke cerca di prendere l’iniziativa, e fa bene. Allo stesso tempo, finora non esiste una visione comune su come si possa effettivamente esercitare una pressione sufficiente per far valere queste rivendicazioni.

Il «partito che organizza la classe» indica una linea d’azione. Tuttavia, raramente si discute concretamente di cosa ciò significhi dal punto di vista strategico. Qualunque cosa accada dopo queste elezioni. l’esproprio e le imminenti battaglie difensive non si vincono semplicemente alle urne. Spetta quindi a noi riportare in auge la questione dello sciopero politico, sostenuto da un ampio movimento sociale. Come possiamo costruire una forza sociale che non si limiti ad avanzare rivendicazioni, ma sia in grado di imporne l’attuazione?

Più la sinistra del partito risponde in modo vago a questa domanda, più facilmente i riformisti possono presentare la loro ricetta, ovvero la partecipazione al governo, come l’unica “realistica” o addirittura naturale.

3. Il porta a porta non basta, occorre una pratica socialista

In questo contesto va vista anche la campagna elettorale porta a porta. È un punto di forza del partito: mobilita i membri, forma gli attivisti e ci mette in contatto con persone al di fuori della nostra bolla politica. Ma è innanzitutto una forma di mobilitazione, non automaticamente di organizzazione.

Per i compagni e le compagne che vogliono costruire un partito socialista, sorgono quindi alcune domande concrete: come e quando ricorriamo alle discussioni porta a porta al di fuori dei periodi elettorali? Quali altre forme di partecipazione creiamo? E come possiamo dare vita a momenti di attività simili nei luoghi in cui ci troviamo comunque – nelle scuole, nelle università, nelle aziende e nei quartieri – per politicizzare la vita quotidiana e costruire un contropotere?

Soprattutto quest’ultimo è il punto chiave. Innanzitutto, dobbiamo riuscire a comunicare chiaramente: non conta solo il voto. Possiamo espropriare, impedire i tagli o ottenere altri miglioramenti solo se le persone si mobilitano e si organizzano.

4. È necessario creare una rete nell’ala sinistra ampia e costruire una corrente rivoluzionaria

L’ala sinistra all’interno del partito è frammentata. Ciò risulta evidente già solo dalla questione del governo. Probabilmente non ci sarà una posizione su cui l’intero spettro politico – da marx21 a KPF, SoL, KgK, GAM (2), dalle organizzazioni di base di sinistra fino a LAG Palästina e ad altre correnti di sinistra – possa trovare un accordo su ogni questione tattica e strategica.

Ma non deve necessariamente essere così. Occorre un coordinamento tra coloro che riescono a trovare un accordo su principi e obiettivi comuni per una politica attiva e combattiva e per la democratizzazione del partito. E, al contempo, una voce rivoluzionaria autonoma all’interno di questa rete. Una campagna contro la partecipazione al governo non sarebbe, in questo contesto, una campagna contro il partito. Sarebbe una discussione sul carattere che la Linke sta sviluppando e su ciò che determina il suo successo politico a lungo termine.

Perché una politica che organizza la classe non si nutre delle briciole che cadono dalla tavola dei potenti. Vive solo quando riesce a rispondere alla domanda: come possiamo appropriarci dell’intera casa?

(1) La BVV è un organo amministrativo con partecipazione dei cittadini a livello dei distretti di Berlino. Le assemblee distrettuali dei dodici distretti fanno parte, ai sensi della Costituzione di Berlino, dell’amministrazione distrettuale. I compiti delle assemblee distrettuali (BVV) consistono nel controllo dell’ufficio distrettuale e nella formulazione di proposte relative all’operato amministrativo. A tal fine, l’assemblea distrettuale può rivolgere richieste e raccomandazioni all’ufficio distrettuale. Per ogni distretto vengono eletti 55 consiglieri con il sistema elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento del 3%.

(2) marx21 è un’area politica interna alla Linke associata internazionalmente al Socialist Workers Party britannico. KPF (Kommunistische Plattform) è la corrente della Linke più legata alla tradizione stalinista della SED e della Repubblica Democratica Tedesca. Tra le sue figure principali, nel passato, Sahra Wagenknecht. SoL (Sozialistische Organisation Solidarität) è un’organizzazione che opera all’interno della Linke associata internazionalmente al Committee for a Workers’ International (CWI). KgK (Klasse gegen Klasse) è la pubblicazione della Revolutionären Internationalistischen Organisation, associata internazionalmente alla Corriente Revolución Permanente (ex Fraccion Trotskista). GAM (Gruppe ArbeiterInnenmacht) è la sezione tedesca della Lega Internazionale Socialista.