Interventi

Autistici/Inventati nel mirino. La guerra di Trump all’antifascismo digitale

Giuseppe D’Amico

Non proprio una novità, eppure tutto ci si poteva aspettare meno che il miglior amicone di Jeffrey Epstein potesse anche prendere di mira servizi italiani come Autistici/Inventati, un provider email che nessuna colpa ha all’infuori di non appartenere alla lobby della Big Tech. Quale crimine ha commesso? Quello apparente di essere antifascista. Ora, ignorando pure come censurare un prodotto antifascista è letteralmente un atto fascista, il lettore potrebbe porsi la seguente domanda: in qual modo A/I (abbreviazione di Autistici/Inventati, ndr) risulta essere una cellula “terroristica”? Ce lo stiamo chiedendo anche noi, visto che proprio sul loro manifesto sostengono che «Spazi e servizi di questo server non vengono destinati ad attività (direttamente o indirettamente) commerciali, al clero, ai partiti politici istituzionali: o comunque, in sintesi, a qualunque realtà che disponga di altri mezzi per veicolare i propri contenuti, o che utilizzi il concetto di delega (esplicita o implicita) per la gestione di rapporti e progetti».

LA GUERRA CONTRO I FANTASMI

Per cercare di capire dove nasca questo astio contro l’antifascismo, basta semplicemente guardare come Washington abbia già implementato oltre il 55% del programma Project 2025 (1), scritto e pubblicato dalla Heritage Foundation, sostenuto da figure come Steve Bannon, Charlie Kirk, Peter Thiel, Elon Musk, Stephen Miller, Rupert Murdoch… Insomma la lista è lunga, e di sicuro non stiamo parlando dei quattro della briscola pomeridiana domenicale.

Ci sorprende davvero come nel settembre del 2025, Trump abbia dichiarato guerra ad Antifa? Non stupisce noi e non dovrebbe stupire nemmeno il lettore, al netto chiaramente dell’assurdità nel muovere una guerra contro un qualcosa che rasenta più un modo di vivere e pensare che un vero e proprio schieramento politico centralizzato. Insomma, chiunque si dichiari per la libertà politica di espressione e opinione diventa automaticamente un nemico da dover reprimere. Nel vecchio continente al momento sono stati presi di mira: Antifa Ost (Germania), la Federazione Anarchica Informale (Italia), l’Armed Proletarian Justice (Grecia), la Revolutionary Class Self-Defense (Grecia.) Tutti gruppi che hanno, in passato, attuato attacchi armati contro gruppi di estrema destra. A questi ora vi sia aggiunge anche A/I che nulla ha a che vedere con la lotta armata contro la borghesia. Fondamentalmente, si è attuato lo stesso piano con il quale il ChatControl 2.0 europeo e l’Online Safety Act britannico son stati implementati: prendere come riferimento qualcosa che effettivamente crea fastidio al padrone per creare una serie di leggi il cui scopo è oscurare i dissidenti o gruppi di lavoratori pronti alla rivolta.

I DATI O LA VITA

Ci ritroviamo, paradossalmente anche qui in Italia, dinanzi ad un becero caso di “non ti posso controllare, quindi ti opprimo.” L’unico obiettivo di A/I è sempre stato quello di offrire dei servizi di comunicazione liberi, gratuiti e accessibili da tutti, con la promessa di non vendere i dati dei propri utenti a servizi di terze parti. Sono addirittura ben lungi dal promettere privacy incondizionata nel loro servizio di posta elettronica, considerando dopotutto quanto insicuro sia il protocollo email in sé, il che denota una trasparenza del tutto invidiabile da parte del gruppo – ad oggi nessun provider può ammettere di aver risolto questo problema, nonostante tutti i grandi colossi capitalisti da Google a Proton cercano in qualche modo di appropriarsi un qualche tipo di stramba soluzione con crittografia end-to-end durante l’uso dei propri protocolli di comunicazione, che sono implementati sopra l’infrastruttura di posta elettronica.

Sarebbe però abbastanza ridicolo sostenere che A/I non si sia mai schierata politicamente, e forse questo è il più grave problema per l’amministrazione Trump, il quale non può concepire come un paese amico possa ospitare una no-profit che non si allinei agli ideali conservatori di Washington. In tutto ciò l’Unione Europea e l’Italia, cosa fanno? Mi dispiace deludervi (o più probabilmente confermare il vostro sospetto), ma non hanno in mente di muovere un singolo dito per proteggere la libertà di opinione delle organizzazioni che usufruiscono della piattaforma per esprimere il proprio dissenso verso l’imperialismo statunitense e NATO.

PRIMA VENNERO PER I NERD

Uno dei diritti sacrosanti dell’era moderna è quello alla privacy che, pur sempre ricordando come non si possa ottenere una totale copertura contro i grandi giocatori sul mercato, deve assolutamente essere rispettato da ciascun governo; a maggior ragione se il gruppo di politici di turno non sono altro che una setta estera neofascista guidata esclusivamente dai propri interessi economici. PrivacyTools (2) è un ottimo inizio per chi cerca di staccarsi dalla Big Tech nel 2026 e lotta contro l’aggressione capitalista a scapito del proletariato. A/I è un orgoglio nazionale da difendere a spada tratta, da sempre in prima linea sul fronte dell’alternativa a servizi come Gmail (email A/I), Google Groups (Mailing list A/I), Blogger (Blog A/I.)

Esprimiamo tutto il nostro sostegno verso Autistici/Inventati ed esortiamo tutti le realtà comuniste e antifasciste a non dimenticare mai di questo colpo subito durante lotta contro la deriva idiocratica, avanzata da vecchi volponi che non hanno mai ricevuto conseguenze per i loro atroci atti contro tutti i movimenti da loro non approvati.

Ad oggi hanno solo oscurato una piattaforma di cui una grande massa di persone non era a conoscenza, domani potrebbe essere il turno di pubblicazioni indipendenti, fino ad ottenere totale controllo di chi può dire cosa e quando.

(1) secondo il Project 2025 Tracker: https://www.project2025.observer/it

(2) https://privacytools.io