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Argentina, sciopero generale contro Milei

Per uno sciopero attivo di 36 ore e con un piano di lotta

Giovedì 19, la rabbia contro Milei e il rifiuto della riforma del lavoro schiavista preparata dal Congresso hanno risuonato in tutto il Paese. La brutalità del voler eliminare i congedi per malattia, le dichiarazioni scandalose rilasciate con totale impunità da Sturzenegger, Bullrich e Adorni, sono state un campanello d’allarme che non solo li ha costretti a ritirare l’articolo, ma anche un elemento che ha anche aiutato milioni di lavoratori a iniziare a vedere la realtà, smascherando l’essenza reazionaria di questa legge. Questa rabbia si è manifestata nello sciopero, nonostante una vera e propria corsa a ostacoli volta a impedirlo o mitigarlo.

Nonostante la potente macchina propagandistica del governo e dei suoi media corrotti, che demonizzavano lo sciopero e giustificavano la riforma, lo sciopero si è fatto sentire con forza in tutto il Paese.

Nonostante il coro di sostegno dei legislatori e dei leader politici – figure più o meno amichevoli dell’“opposizione”, radicali, peronisti o membri dei partiti provinciali e governatori – che si lamentavano anch’essi dello sciopero di fronte all’avanzata “modernizzatrice”. Hanno cercato di seminare confusione e paura tra i lavoratori e i settori popolari, ma hanno fallito.

E la volontà dei lavoratori di scioperare ha prevalso nonostante le pressioni padronali e le minacce di tagli salariali, soprattutto per i dipendenti statali.

Lo sciopero è stato potente, nonostante abbia dovuto superare altri ostacoli legati alla natura stessa della convocazione della CGT. I sindacati avevano in mente una misura passiva, fatta di domenica, senza alcuna azione concreta, per disinnescare la situazione. E l’hanno indetto tardivamente, solo dopo che la situazione si era aggravata in seguito alla provocazione del governo di eliminare i congedi per malattia. Volevano una misura limitata per continuare a negoziare modifiche superficiali a una legge chiaramente contraria ai diritti sociali e ai diritti dei lavoratori, ma quello che è emerso è stato uno sciopero potente che non può essere offuscato da alcuna valutazione menzognera, e dimostra che la rabbia dal basso è cresciuta.

Lo sciopero è stato significativo. È stato uno sciopero completo per quanto riguarda i tutti i trasporti: terrestri, ferroviari e aerei, nonché i porti. Anche i servizi pubblici erano bloccati. Alta è stata l’adesione nell’industria, nonostante le persecuzioni e gli sforzi di minimizzazione da parte delle associazioni padronali. E, sebbene in modo disomogeneo, ha toccato anche il settore del commercio nelle principali città del Paese.

La ragione è che c’è rabbia per i salari e la recessione, e questa rabbia è stata più forte del discredito della burocrazia sindacale. Perché sta diventando sempre più chiaro alla base che, se la riforma passasse, perderemmo decenni di conquiste duramente e staremmo peggio. 

I settori sindacali, sociali e di sinistra che si sono mobilitati in Plaza Congreso e hanno organizzato blocchi e più di 130 azioni e mobilitazioni in tutte le province del paese, hanno portato in strada le rivendicazioni, dimostrando la necessità di uno sciopero attivo e di dare continuità a questa lotta con un piano d’azione.

LA MOBILITAZIONE AL CONGRESSO

L’appello del Cabildo Abierto (1) ha raccolto molte forze, riunite tra Avenida de Mayo e 9 de Julio. Da lì è partito anche un nutrito spezzone del Frente Sindical de Unidad (FreSU), con Aceiteros, UOM, ATE e rappresentanti di entrambi i sindacati della CTA. Questi settori si sono mobilitati, ma ancora una volta, come la settimana scorsa, hanno deciso di non entrare in piazza.

Alla testa della colonna del Cabildo, entrata con grande forza in Plaza Congreso, si è espressa l’unità nella diversità di questo spazio combattivo, con l’APyT dell’ospedale Garrahan in prima linea, la FeSProSa, Federazione dei Professionisti della Città Autonoma di Buenos Aires, l’opposizione del CICOP, l’ALE con gli Infermieri, l’AGHIM, il consiglio interno dell’ATE INCAA, gli operatori sanitari autoconvocati di La Matanza, i lavoratori municipali di Moreno e vari gruppi sindacali classisti tra cui la nostra corrente nazionale ANCLA, Alternativa Salud, il Bordó della Salute, Teresa Vive, Vientos del Pueblo, insegnanti, centri studenteschi e il Movimiento Socialista de los Trabajadores, tra gli altri settori.

In Plaza Congreso si è tenuta una manifestazione in cui sono state ascoltate tutte le voci di questo gruppo e di altri settori, compresi i membri del Frente Multicolor della Pirelli, che hanno portato le rivendicazioni dei lavoratori del settore della gomma/pneumatici, nonché la dichiarazione dei membri dell’area sindacale lista Gris/Frente Multicolor del FATE, che stanno occupando le strutture in difesa del loro posto di lavoro. Erano presenti anche i metalmeccanici di Villa Constitución, che hanno trasmesso a tutti l’energia da loro dimostrata nello sciopero e nell’alzare la bandiera della storica lotta del “Villazo”. Erano presenti anche pensionati, assistenti sociali, lavoratori statali, l’Ospedale Posadas (che si batte per il reintegro dei lavoratori licenziati) e un’ampia rappresentanza del settore sanitario.

Norma Lezana ha concluso con un appello a moltiplicare il sostegno alla lotta per l’annullamento dei procedimenti giudiziari contro i lavoratori e ha invitato tutti a stringersi intorno alla manifestazione dell’ospedale Garrahan che si terrà il 26 febbraio.

Il Partido Obrero, con il sostegno di Izquierda Socialista, ha giocato ancora una volta un ruolo settario e divisivo, fallendo nel tentativo di dominare la manifestazione e organizzando infine un’altra manifestazione poco riuscita ai margini di quella principale. Ciò avviene in un momento in cui è necessaria la massima unità d’azione per sconfiggere la riforma di Milei, per difendere l’ospedale Garrahan e i lavoratori del FATE e lottare per garantire la prosecuzione della mobilitazione attraverso un piano di lotta.

Al termine del corteo, è stata scatenata un’operazione repressiva contro un gruppo di attivisti rimasti in piazza, con inseguimenti e arresto di persone. Chiediamo l’immediato rilascio di tutti gli arrestati e le arrestate.

PER UNO SCIOPERO ATTIVO DI 36 ORE

Per quanto ci provino, è impossibile negare che questo sciopero sia stato un segnale forte per un governo che si è lanciato e ha dedicato tutte le sue risorse e la sua rete di appoggio all’approvazione di questa legge disastrosa e del resto del pacchetto reazionario. Devono prendere atto che questo non sarà un passaggio privo di costi, politicamente. Hanno dovuto fare marcia indietro su diversi punti, il che, pur non alterando la natura fondamentale di un disegno di legge che deve essere respinto nella sua totalità, avrà comunque delle conseguenze. Vedremo come sarà modificato quando tornerà al Senato.

Questa battaglia continua, e deve essere combattuta su tutti i fronti. Ma quello decisivo e determinante è il fronte della lotta. Giovedì scorso è diventato chiaro che il rifiuto di questa legge sta crescendo. Dobbiamo alimentare la fiamma e alimentarla, affinché la lotta si sviluppi e si possa arrivare a sconfiggere la riforma e l’intero piano di Milei.

La CGT (2) deve anche prendere atto che esiste la volontà e la disposizione alla lotta, e che ha poco margine di manovra. La FreSU ha proposto uno sciopero di 36 ore “quando la legge sarà discussa al Senato”. Deve essere fissata una data per questo sciopero. Dobbiamo esigere che tutte le principali federazioni sindacali lo convochino. Deve essere preparato con assemblee e attivi sindacali in tutti i sindacati e settori lavorativi. Deve essere uno sciopero attivo, con blocchi stradali e mobilitazioni potenti in tutto il paese. E deve essere seguito da un piano d’azione che preveda azioni crescenti per affrontare e sconfiggere questa riforma schiavista. Come ANCLA (Agrupación Nacional Clasista Antiburocrática), MST, APyT (Asociación de Profesionales y Técnicos) dell’Ospedale Garrahan e Cabildo Abierto, lavoreremo da qui in avanti per raggiungere questo obiettivo.

Guillermo Pacagnini

(1) Asseblea aperta dei lavoratori. Organismo di solidarietà autoconvocato nato all’interno della lotta dell’ospedale Garrahan di Buenos Aires, nato per impulso del MST

(2) Confederación General del Trabajo, principale sindacato dell’Argentina, legato al Partito Giustizialista (peronisti)