NO ALLA CHIUSURA DELLE FABBRICHE, NO AI LICENZIAMENTI! UNIFICHIAMO TUTTE LE LOTTE, LICENZIAMO I PADRONI E IL GOVERNO MONTI, GOVERNINO I LAVORATORI
Siamo in una fase d’inasprimento della crisi capitalistica mondiale di sovrapproduzione delle merci, una crisi che ormai dura da cinque anni e che le banche, le imprese e i loro governi stanno scaricando sui lavoratori e le masse popolari attraverso la politica di rigore imposta dalla trojka (Ue, Bce, Fmi).
A questo attacco al salario, ai diritti e alle tutele, la classe operaia e le masse popolari in tutta Europa, e in Italia con lo sciopero dei metalmeccanici, hanno reagito con rivolte, mobilitazioni e scioperi. Quello che ancora manca è il necessario salto della mobilitazione. Bisogna mettere in campo una forza all’altezza dello scontro: unitaria, radicale e concentrata. La sola che possa mettere in questione un sistema capitalistico regressivo nell’intero continente e nel mondo.
Il governo Monti, dopo avere incassato senza una reale opposizione sindacale di massa (appena tre ore di sciopero da parte di CGIL, CISL e UIL) la peggiore riforma previdenziale vigente in Europa, ha ritenuto possibile l’affondo sul mercato del lavoro, mantenendo sostanzialmente i livelli di precarietà in entrata, aprendo alla libertà di licenziamento con l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e riducendo pesantemente le coperture ed i sostegni in caso di crisi e licenziamenti.
A questo attacco i lavoratori, soprattutto i metalmeccanici sostenuti dalla FIOM, hanno risposto con mobilitazioni, scioperi e blocchi stradali. La burocrazia dirigente che fa capo alla Camusso in CGIL invece di unificare e concentrare la forza operaia e popolare contro il padronato e il governo Monti mettendo in campo lo sciopero generale prolungato, in accordo con il PD ha operato una funzione di contenimento e soffocamento della mobilitazione dei lavoratori.
L’annuncio di 1000 esuberi nel gruppo SAFILO, le crisi con chiusure e licenziamenti della ALLISON, della FILIPPI, della CARGILL, della ALL-CO (ex FIN-ALL) – solo per citare alcuni esempi della provincia di Padova – stanno dentro questo quadro e sono la cartina di tornasole della crisi di questo sistema ormai arrivato al tracollo.
Il capitalismo ha fallito, e per mantenere i propri margini di profitto i padroni attuano processi di delocalizzazione e di ridimensionamento attraverso licenziamenti e chiusure aziendali. Continuare con le vecchie forme concertative del sindacalismo non porta più da nessuna parte; oggi è necessario mettere in discussione le basi materiali e ideologiche di questo sistema: o vincono le ragioni dei lavoratori o trionfano gli interessi del capitale!
A questo feroce attacco padronale bisogna rispondere con una forza uguale e contraria a quella messa in campo dai nostri avversari. Con lo sciopero a oltranza; il blocco dei cancelli; l’occupazione degli stabilimenti e la rivendicazione della nazionalizzazione – senza indennizzo per i padroni e sotto il controllo operaio – delle fabbriche che licenziano e che non rispettano i diritti sindacali; il blocco dei licenziamenti e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. A prescindere dal sindacato di appartenenza dei lavoratori, serve la immediata costituzione di comitati di lotta supportati dalle casse di resistenza, per la elaborazione di un piano coordinato di mobilitazione, che a partire dagli scioperi generali provinciali porti allo sciopero generale di carattere prolungato contro il padronato e contro il governo Monti
Il PCL attraverso i propri militanti, sostenendo la lotta dei lavoratori della SAFILO e di tutte le altre fabbriche in crisi, lavora per realizzare queste parole d’ordine.
Partito Comunista dei Lavoratori Sezione di Padova
Sezione di Padova

